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Fermarsi e riflettere, il caso Sangiovanni

Dopo l’ultimo Festival di Sanremo, Sangiovanni ha condiviso la sua stanchezza e fragilità con le parole: “Mi fermo. Non ho più le energie fisiche e mentali. Non riesco a fingere che vada tutto bene”.

Questo gesto coraggioso offre un esempio per tutti coloro che talvolta si sforzano di mantenere un’apparenza di normalità. È difficile non provare un certo fastidio quando si sente questa frase pronunciata come un mantra di negazione, richiamando il “andrà tutto bene” di cui ci siamo confortati nei primi mesi della pandemia del 2020.

In diverse delle sue canzoni, come “Farfalle” e “Finiscimi”, Sangiovanni esplora le sue emozioni difficili da gestire e la sensazione di essere intrappolato in una “nostalgia del cazzo”. Ammette che fermarsi, prendersi cura di sé e poi tornare è tanto difficile quanto necessario per sopravvivere. Anche Taylor Swift, la celebre icona del pop, nel suo brano “Bigger Than The Whole Sky”, descrive la sensazione di diffondere tristezza in tutto ciò che tocca.

La corsa al successo nel mondo della musica, con l’ossessione di riempire palazzetti e raggiungere numeri record di streaming e visualizzazioni su piattaforme come Spotify e Youtube, costringe gli artisti a una sorta di finzione, trasformando la propria identità in un brand sempre in cima alle classifiche. Questo riflesso della società contemporanea evidenzia la necessità di un cambiamento di paradigma.

I giovani adulti della “Therapy Generation” mettono al primo posto la cura della loro mente e vogliono essere liberi di mostrare le loro fragilità. Tuttavia, gli adolescenti, per sfuggire alle pressioni sociali, potrebbero isolarsi, mettendo a rischio il loro benessere mentale. È essenziale, dunque, che la società dia sostegno alla salute mentale in modo aperto e compassionevole. Considerando anche il difficile periodo della pandemia dal quale i ragazzi escono e che, purtroppo, ha generato un disagio collettivo!

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