Wes Anderson ha creato un altro dei suoi capolavori. Ambientato nelle sabbie degli anni Cinquanta, questo mondo bizzarro è popolato da personaggi costretti alla quarantena a causa di una presenza aliena.
Un misterioso cratere nel deserto del Nevada, una comunità immaginaria nata intorno al mito di un asteroide, unisce una convention di giovani, tutti diversi tra loro: aspiranti scienziati, un reporter di guerra in lutto per la moglie, bambine che ancora non sanno della morte della madre, un attrice molto glamour con figlia appassionata di astronomia, un nonno che cerca di raggiungere le sue nipotine, una scienziata travolta dagli eventi e infine, una presenza aliena che all’arma il governo degli Stati Uniti, che ne consegue una quarantena costringendo una complicata convivenza. È solo un assaggio di ciò che contiene questo gioco di finzione nella finzione.
Wes Anderson raccoglie sul set un cast con umanità eccentrica e surreale su uno sfondo pastello di luoghi improponibili. Asteroid City, che Universal distribuirà nelle sale il 28 settembre, è un vero e proprio fuoco d’artificio di attori, tra i più noti troviamo Scarlett Johansson (in versione mora), Maya Hawke e Jason Shwartzman.
Questa convivenza forzata degli abitanti di questo mondo immaginario, richiama l’esperienza della pandemia. “La sceneggiatura – conferma Anderson –è stata scritta nella fase più acuta del Covid. Non credo che ci sarebbe stata una quarantena nella storianse non l’avessimo vissuta nella vita reale. La scrittura è stata parte del lavoro più soggetta a improvvisazione perché non avevo niente da cui partire. Quando abbiamo girato erano ancora in vigore i protocolli antu-Covid, che ci hanno costretti a stare insieme in una “bolla” molto piacevole. Giravamo nel deserto a Chinchón, in Spagna, ma era un deserto chiuso, lavoravamo e mangiavamo sempre insieme godendo di una intimità che ha molto giovato al film“. L’attrice Maya Hawke ha confermato dicendo: “La perfezione della sceneggiatura, l’assenza di una gerarchia nel set puntualmente costruito ti consente di lavorare in maniera fantastica“.
Anderson, a proposito del metodo di lavoro così amato dai suoi attori, commenta: “Sono legato alle vecchie tecniche, mi sento più vicino ai film degli anni 30 girati in pellicola che a quelli contemporanei. La storia è importante per definire il tono del film, ma ad influenzarlo è anche l’atmosfera che ottengo lavorando con gli attori, le relazioni che si creano tra loro spesso in maniera misteriosa. Asteroid City è stato concepito in un modo tale da che le emozioni arrivassero dal cast, è tutto molto istintivo ma al tempo stesso preciso e preparato“.