Salute mentale, la digitalizzazione delle terapie con teleconsulti e videogiochi terapeutici

In vista della giornata mondiale della salute mentale che si svolge il 10 ottobre, un’interessante riflessione emerge sul futuro delle terapie psichiatriche: sembra ormai delineato il cammino verso la digitalizzazione di tali trattamenti. A porre l’attenzione su questo avanzamento tecnologico sono la presidente della società italiana di Psichiatria, Emi Biondi, e Giancarlo Cerveri, del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Asst Lodi.

“Le misure di distanziamento fisico imposte dalla pandemia Covid-19 hanno avuto un effetto negativo sulla salute psichica dei bambini e degli adolescenti. La maggior parte degli studi riportava un’associazione tra tempo speso sui social media e rischio di sintomi psichici. Analogo risultato si è osservato tra sintomi psichici e dipendenza da media. Si osservava in sintesi che sopra una certa soglia di esposizione lo strumento si associa ad un rischio aumentato di patologia mentale”.

Tuttavia, c’è da considerare che gli strumenti digitali “sono utili se favoriscono e potenziano relazioni ‘vere’, caratterizzate dal mutuo scambio e condivisione delle proprie esperienze emotive. L’utilizzo invece di media con sempre maggiore intensità in una relazione dispersa con utenti non identificabili e al di fuori in una dimensione relazionale realistica pone gli adolescenti a maggiore rischio di eccessiva comparazione sociale, paura di restare tagliato fuori da circuiti ritenuti qualificanti per il proprio successo. Infine, l’isolamento sociale ed il confinamento aumenta il rischio di esposizione ai contenuti negativi del web o del dark web”. 

Il Covid-19 ha rapidamente accelerato il processo di digitalizzazione delle cure, trasformando in realtà la possibilità di trattare da remoto persone con patologia psichiatrica. Già sta avvenendo l’introduzione di strumenti digitali affiancati alle terapie tradizionali, che possono migliorare i risultati dei trattamenti attraverso forme di “counselling elettronico”. In alcuni paesi, questi interventi sono già prescrivibili. L’ultimo passo è poi la “gamification” cioè la trasformazione di giochi in strumenti di cura. 

“Negli Stati Uniti si è già dimostrata l’utilità di alcuni programmi su consolle molto simili a giochi nel migliorare l’attenzione in bambini affetti da ADHD. In tal senso un gioco viene trasformato in strumento terapeutico e in tal senso prescritto dal medico per ottenere un risultato di cura. Come si vede un cambiamento enorme in corso che non contiene ancora gli effetti che conosciamo troppo poco dell’introduzione di sistemi di Intelligenza Artificiale”, concludono gli esperti. 

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