L’omicidio di Giulia Cecchettin, ecco cosa sappiamo

Giulia e Filippo ex fidanzati, si rivedono, quelle storie “da ragazzi” dove si da sempre una seconda possibilità.
Filippo è andato a prendere Giulia e cenano al MC Donald’s; con la sua Punto nera verso le undici di sera sembra intenzionato a riaccompagnarla a casa. Ma al parcheggio, che dista 150 metri dall’abitazione, succede qualcosa di violento.

Se ne accorge il vicino di casa che assiste alla scena dalla finestra. «Ho sentito una voce femminile urlare “così mi fai male” e chiedeva aiuto… Ho visto lui prenderla a calci mentre lei si trovava a terra, e poi ho visto un’auto di colore scuro allontanarsi con entrambi». Sul posto i carabinieri troveranno numerose tracce di sangue e un coltello da cucina senza manico di 21 centimetri. C’era anche una mezza impronta di scarpa. Filippo scende, carica il corpo nell’auto e riparte. Lì i carabinieri troveranno sangue, capelli e un nastro telato argentato che con ogni probabilità ha usato «per impedirle di gridare». Sono 22 minuti di «inaudita ferocia», il calvario di Giulia.

Il suo corpo senza vita viene ritrovato una settimana dopo fra Piancavallo e il lago di Barcis, Prealpi friulane. «Era prona e rannicchiata, nascosta in un anfratto roccioso, dieci metri sotto la strada». Il medico legale, nell’ispezione esterna del corpo ha trovato 26 ferite e ne fa un macabro elenco. 
Giulia ha lottato strenuamente per non morire. Non ce l’ha fatta: «Shock emorragico».

Giulia riceverà la sua laurea in ingegneria, perché le mancava solo la discussione della tesi. È già dottore, manca solo la formalità. Le hanno tolto tutto il resto: la vita e il diritto di amare”, dice la ministra dell’Università, Annamaria Bernini, intervenendo al meeting di Forza Italia a Taormina dove il ministro degli Esteri e vice premier Antonio Tajani aveva proposto poco prima di dare alla giovane vittima “una laurea honoris causa” e di “dedicare a Giulia una serie di borse di studio agli studenti stranieri che vengono a studiare in Italia e sognano quello che sognava lei”.

Ieri la segretaria del Pd Elly Schlein ha rinnovato l’appello a Giorgia Meloni: “Mettiamo da parte lo scontro, serve una legge per agire nelle scuole. Non basta la repressione se non si fa prevenzione – le parole della segretaria dem – Approviamo subito in Parlamento una legge che introduca l’educazione al rispetto e all’affettività in tutte le scuole d’Italia”. E la premier, in un post su X ha risposto: “Ogni singola donna uccisa perché colpevole di essere libera è una aberrazione che non può essere tollerata e che mi spinge a proseguire nella strada intrapresa per fermare questa barbarie”. E ha ricordato che “è già stato approvato all’unanimità dalla Camera, e mercoledì sarà in aula al Senato, il nostro disegno di legge per il rafforzamento delle misure di tutela delle donne in pericolo”, sono stati aumentati “considerevolmente i fondi per il piano anti-violenza e per la tutela delle donne in uscita da situazioni di violenza. È già pronta una campagna di sensibilizzazione nelle scuole”.

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